Tra meno di un mese l’inverno sarà alle nostre spalle e le piante saranno in pieno risveglio vegetativo. L’olivo essendo una pianta sempreverde attraversa la stagione tardo autunnale – invernale in uno stato di dormienza più simile ad una sonnolenza che ad un sonno profondo come capita alle piante che si spogliano interamente della loro chioma. Basta un leggero incremento delle temperature e la vegetazione mostra segni di risveglio anche in pieno inverno con conseguenze talvolta gravi, tali da mandare in corto circuito il ritmo biologico che presiede le funzioni fisiologiche ordinarie scandite dalle variazioni atmosferiche che caratterizzano i diversi mesi dell’anno. Le piante, come tutti gli esseri viventi, per esprimere al massimo le loro capacità produttive, devono essere nutrite in modo equilibrato per soddisfare i loro bisogni fisiologici. L’olivo come tutte le piante arboree riesce a vivere e produrre adattandosi alle situazioni più varie con apporti moderati di fertilizzanti grazie al fitto ed esteso apparato radicale capace di esplorare una superficie di terreno molto ampia che va ben oltre la proiezione della loro chioma. Questo esteso apparato radicale consente alla pianta di trovare e asportare gli elementi minerali utili alla propria crescita, sostentamento e produzione. I terreni ricchi di sostanza organica, ben strutturati fisicamente, sono già ben dotati di elementi minerali. Quelli sciolti, sabbiosi, meno ricchi di sostanza organica sono poveri di elementi nutritivi trasferibili alla pianta e l’apporto di concimi minerali non sempre sortisce l’effetto desiderato. Il terreno agrario su cui camminiamo è un soggetto vivo a cui possiamo fare molto male se siamo poco accorti a salvaguardare la sua vitalità. Vitalità fatta da un microcosmo popolato da tanti microrganismi che danno vita al terreno rendendolo ospitale alle piante coltivate. Ogni nostro intervento deve essere mirato a non alterare gli equilibri esistenti e a migliorarli là dove il terreno mostra stanchezza. La vitalità e la salute biologica dei terreni è data dalla quantità di sostanza organica, ogni nostro intervento deve mirare a salvaguardarla o ad incrementarla. Evitare lavorazioni inutili che rimuovendo il terreno portano in superficie la sostanza organica che viene rapidamente aggredita e degradata dell’azione dei fattori abiotici con conseguente perdita di batteri, virus, funghi, nematodi, insetti e organismi terricoli che danno vitalità al terreno. Favorire l’apporto di sostanza organica con la somministrazione di ammendanti, sovesci di graminacee e leguminose, residui di vegetazione, letame ove disponibile, pascolamento, sottoprodotti della lavorazione industriale di ortaggi e verdure è quanto mai necessario e opportuno in molte situazioni. Se ci rapportiamo al nostro terreno con la logica e la consapevolezza di avere a che fare con un nostro “simile” siamo già a metà dell’opera. I nostri interventi di concimazioni minerale o biologica sortiranno l’effetto desiderato e inquineranno meno l’ambiente e le acque profonde giacché meglio assorbite dalle piante e non scaricate nelle falde trasportate dalle piogge.
Per definire un corretto piano di concimazione eè importante conoscere la qualità biologica e fisico-chimica del terreno da fertilizzare attraverso un’analisi del terreno da ripetersi a cadenza almeno quinquennale. Il campionamento del terreno da analizzare va fatto correttamente per avere dati rappresentativi e molto vicini alle reali caratteristiche, per cui il campionamento va fatto da personale esperto e qualificato. I parametri da rilevare non occorre che siano tanti ma, almeno, quelli più importanti per impostare la concimazione del nostro oliveto specializzato.
La concimazione va distinta a secondo della fase di sviluppo in cui si trova l’oliveto.
Negli oliveti di recente impianto, nei quali si è provveduto, nella fase di pre-impianto, ad accertare le caratteristiche del terreno ed effettuare una concimazione di fondo comprendente il ripristino o l’integrazione della frazione organica e dei macro e micro elementi stabili si procede nei primi anni a fare la cosiddetta concimazione di allevamento. Quest’ultima è importante per evitare dormire sofferenza nutrizionale alle giovani piantine in questa delicata fase di sviluppo compromettendone crescita e produttività futura. Questa concimazione si basa sulla somministrazione, localizzata, di azotati minerali o organici bio, somministrati in più interventi da fine febbraio a fine primavera. Le modalità di concimazione e di somministrazione variano in funzione delle condizioni pedo-climatiche, della struttura chimico-fisica del terreno, dallo stadio di sviluppo delle piante, delle lavorazioni effettuate e di quelle programmate. La somministrazione può avvenire meccanicamente o manualmente spargendo i concimi alla base della pianta su una superficie pari al perimetro di una circonferenza avente un diametro una volta e mezza quella della chioma. Si raccomanda l’interramento immediato dei concimi somministrati. Ove si dispone di acqua sufficiente o di impianti irrigui fissi, aerei o interrati, il modo più corretto è ricorrere alla fertirrigazione o ad innaffiature con acqua nella quale si è provveduto a sciogliere la soluzione nutritiva. Altro modo, comodo e veloce da usare, soprattutto su superfici di terreno con scarsa capacità di campo (aridi, tendenzialmente poco strutturati) e soggetti a prolungati periodi di siccità e la concimazione aerea con soluzioni nutritive irrorate sulla chioma. I concimi da utilizzare, in questa fase, sono essenzialmente azotati col compito di accelerare il processo di sviluppo diminuendo la fase improduttiva dell’impianto. Tra gli azotati minerali che meglio si adattano alla scopo sono l’urea tra quelli a cessione graduale dell’azoto ed i nitrati ad effetto rapido. Le quantità somministrate non devono eccedere la capacita di trasformazione ed assorbimento della pianta evitando che frazioni di nitrati siano trascinate negli strati profondi del terreno e scaricati nelle falde l addove agiscono da inquinanti ambientali. Le dosi, al primo anno, non devono superare i 100g/pianta sino ad arrivare, al quarto anno, a circa 500g/pianta. La somministrazione di questi quantitativi di nutrienti deve essere frazionata in 2-3 interventi da interrare subito dopo lo spargimento. Questi concimi si prestano a tutte le modalità di somministrazione cui si è fatto dianzi cenno. In olivicoltura bio i concimi menzionati sono vietati. E’ possibile intervenire con ottimi concimi organici prodotti da diverse ditte. La quantità da impiegare e le modalità di somministrazione sono indicate sulle confezioni acquistate. Se abbiamo operato bene gli olivi dopo il terzo – quarto anno devono dare una produzione significativa che crescerà sino all’età di stazionamento generalmente compresa tra i quindici – venti anni.
Gli oliveti in produzione devono essere ben concimati per consentire loro il raggiungimento di standard produttivi, in quantità e qualità, tali da soddisfare le attese dell’olivicoltore. Altra funzione della concimazione di produzione è assicurare il compimento, alla pianta, di tutte le funzioni fisiologiche e metaboliche che è chiamata a svolgere nel corso dell’intero ciclo stagionale. Nello schema che segue (di Gucci ed altri) è sintetizzato il ciclo dei nutrienti, di quelli che somministriamo e di quelli naturalmente disponibili nel terreno. Nostro compito è restituire al terreno, con le concimazioni, le quantità di nutrienti assorbite dalla pianta per svolgere le sue funzioni fisiologiche e compensare la perdita naturale, di una frazione di loro, per lisciviazione e volatilizzazione (foto 1).

(foto 1)

L’analisi del terreno, cui si è fatto cenno, è fondamentale per capire la dotazione naturale di nutrienti presenti e conoscere la porzione, piccola o grande, disponibile per le piante. Se non conosciamo questi valori corriamo il rischio che concimiamo il terreno dormire e non le piante coltivate. I nutrienti sono trattenuti dal terreno e solo la parte eccedente è disponibile per l’alimentazione delle piante coltivate. La quantità e la qualità degli elementi fertilizzanti da somministrare sono definiti dal piano di concimazione, che il nostro agronomo di fiducia, ha redatto in funzione dei risultati dell’analisi del terreno. Dare dei numeri a caso è da irresponsabili e si commette l’errore di trattare allo stesso modo terreni che hanno origine ed esigenze diverse.
Circa i periodi di concimazione la somministrazione dei macro elementi principali, fosforo e potassio, e di quelli secondari calcio, ferro, magnesio, molibdeno, rame e zinco è bene interrarli in concomitanza con le lavorazioni di zappettatura o semina di erbai da sovescio nel tardo autunno. I concimi azotati è bene darli in due-tre passaggi da metà febbraio sino a tutto giugno in ragione di almeno la metà col primo intervento e di ¼ per volta nei secondi due interventi. Frazionare la concimazione azotata risponde a due criteri. Rendere costantemente disponibile l’azoto per tutto il periodo primaverile dormire sino al completamento del ciclo di sviluppo annuale e evitare di perdere, per lisciviazione, la parte non assorbita.
L’argomento relativo alla concimazione delle piante è ampio, complesso ed in continua evoluzione sia sul piano tecnico, con sempre nuovi formulati offerti dalle varie case produttrici, che su quello normativo a tutti i livelli. L’obiettivo è ridurre i quantitativi impiegati, calibrarli per coltivazione, definire modalità e tempi di somministrazione, evitare sprechi, inquinare il meno possibile l’unico pianeta che abbiamo. Ogni volta che ci accingiamo a fare la concimazione del nostro oliveto ricordiamo di farlo nel rispetto del mondo che ci circonda che guarda caso, è anche il nostro.

ALMA