Quali sono gli effetti sulla produzione dell’olio.

Uno dei temi più importanti che riguarda  tutta la filiera della produzione dell’olio di oliva extravergine è costituito dal  problema del cambiamento climatico che da molti anni ha investito il nostro pianeta, e che attualmente riveste proporzioni sempre più elevate.
Da circa 150 anni l’uomo ha riversato in atmosfera milioni di tonnellate di anidride carbonica e altri gas serra aumentando considerevolmente la quantità di CO2 presente. Tutto ciò ha provocato l’innalzamento della temperatura con conseguenti fenomeni di siccità, dissesto idrogeologico, inondazioni, diffusione di malattie, crisi dei sistemi agricoli, crisi idrica estinzione di specie animali e vegetali. Come affermato da studiosi della materia, l’anidride carbonica non ha di per se’ un effetto negativo  sulle piante di ulivo, al contrario l’agricoltura( ed in particolare la pianta di ulivo)  contribuisce alla mitigazione dei cambiamenti climatici riducendo le emissioni di gas serra . Il fattore che incide sulla produzione olivicola è l’aumento delle temperature provocato dai gas serra. Il riscaldamento globale si collega ad  eventi meteo estremi i quali provocano alle piante di ulivo stress idrici per carenza o per eccesso di acqua in caso di sommersioni e allagamenti del terreno in cui è coltivato per piogge intense. Il cambiamento climatico è legato anche alla degradazione del suolo e all’inquinamento, con impatto negativo sulla produzione e positivo sullo sviluppo di patogeni e fitofagi( siccità alla fioritura e presenza della mosca delle olive).Studi recenti hanno esaminato l’impatto delle temperature elevate sull’epoca di fioritura, rilevando un netto anticipo della medesima, e in ogni caso l’estensione della fase di fioritura nel suo complesso. Tale circostanza espone facilmente l’olivo ai ritorni di freddo e possibili danni ai fiori e successivamente ai frutticini in formazione, con conseguenze sulla percentuale di allegagione e sulla produzione. Per quanto riguarda le fasi di sviluppo dei frutti, è stata osservata nelle  annate oggetto di studio un anticipo della fase di invaiatura variabile tra 17 e 30 giorni, ma con una fase di maturazione in cui si verifica un accumulo di olio nella drupa ridotto di circa il 30% (sul peso fresco del frutto). Alla riduzione della resa in olio è corrisposta inoltre una drastica riduzione della produzione  dovuto in primo luogo ai problemi di aborto dei frutticini in fase di allegagione. e quindi un minor numero di drupe alla raccolta.
La riduzione della produzione colpirà soprattutto le piccole aziende, spesso a conduzione familiare, a causa della mancanza delle capacità economiche e della necessaria conoscenza tecnologica. Al contrario, le grandi aziende possono dotarsi di mezzi per modernizzare la produzione ed evitare il pericolo di essere in balia di tempeste, forti piogge, siccità o carenza d’acqua.
Per contrastare tali fenomeni sono state individuate varie strategie di adattamento, intese come valutazione degli effetti negativi dei cambiamenti climatici al fine di porre in essere azioni volte a prevenire e ridurre i danni ed utilizzare le  eventuali opportunità.
Nonostante l’ulivo sia una pianta tollerante la siccità, principalmente raccomandata è la pratica della irrigazione specialmente nelle aree orientali e meridionali del Mediterraneo, fortemente caratterizzate da aridità.
Inoltre bisognerebbe porre in essere la selezione di varietà dotate di maggiore stabilità nei vari ambienti  ed impegnarsi per ottenere  nuove varietà che risultino resilienti ai cambiamenti climatici, attraverso incrocio reso  possibile per noi grazie alla enorme variabilità genetica esistente sul nostro territorio.
Sarebbero altresì necessari a parere degli esperti la potatura frequente per aumentare il ruolo degli ulivi nella mitigazione del clima e  la riduzione di eccessivi fertilizzanti che contribuiscono all’emissione dci CO2 e non migliorano la qualità dell’olio.
Sarà compito della ricerca  fornire indicazioni su come adattarsi ai cambiamenti climatici e mitigare gli impatti negativi, al fine di salvaguardare gli  oliveti tradizionali .Questi ultimi dovranno essere gestiti rispettando i tempi giusti per le operazioni agricole, con la dovuta selezione di cultivar e l’uso efficiente di acqua e risorse.
E’ stato anche ipotizzato che, in risposta alle condizioni climatiche, l’ulivo tenderà in futuro ad espandersi sempre più verso nord, raggiungendo le latitudini maggiori e dando luogo ad una olivicoltura interessante fasce pre-appenniniche e cis-alpine, nuovi areali pianeggianti e collinari.